Catania ( venerdì, 11 luglio 2025) – Un gruppo di ricerca ha individuato le principali strade d’esordio (sequenze di condizioni patologiche) che nel tempo progrediscono verso la malattia. Una scoperta che potrebbe rivoluzionare la diagnosi e cura dell’AD.
di Marika Ballarò
L’Alzheimer colpisce la memoria e le funzioni cognitive, si ripercuote sulla capacità di parlare e di pensare, ma può causare anche altri problemi come stati di confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale. A soffrirne nel mondo di qualche forma di demenza sono oltre 55 milioni di persone, di cui 1,2 milioni in Italia (nel 60-70 per cento dei casi si tratta di Alzheimer). Numeri destinati a triplicare entro il 2050 a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Secondo gli esperti, l’AD colpisce il cervello molto tempo prima che si manifesti con sintomi clinici evidenti. Questo è il motivo per cui quando arriva la diagnosi, la malattia ha già compromesso la memoria e le funzioni cognitive, e, probabilmente, è anche la ragione per cui i pochi farmaci approvati o in sperimentazione hanno effetti minimi se non nulli.
Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Università della California a Los Angeles (UCLA) ha ora individuato quattro distinti percorsi, ovvero sequenze di condizioni che portano nel tempo allo sviluppo della malattia. “Abbiamo scoperto che traiettorie a più fasi possono indicare maggiori fattori di rischio per la malattia di Alzheimer rispetto a singole condizioni – ha affermato il primo autore Mingzhou Fu -. Comprendere questi percorsi potrebbe cambiare radicalmente il nostro approccio alla diagnosi precoce e alla prevenzione”
Last modified: Luglio 11, 2025

