Catania (mercoledì, 9 luglio 2025) — «Dovremo attendere la riunione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in programma il 28 luglio, per avere finalmente chiarezza sul piano industriale di STMicroelectronics per Catania. L’incontro di oggi alla Commissione Attività produttive dell’Assemblea Regionale Siciliana si è rivelato interlocutorio, privo di elementi nuovi e senza risposte concrete». Lo dichiara Angelo Mazzeo, segretario provinciale della UGL Metalmeccanici, al termine dell’audizione dedicata alla vertenza che coinvolge lo stabilimento etneo del colosso dei semiconduttori.
Mazzeo non nasconde la delusione per l’atteggiamento della Regione Siciliana, che, nonostante abbia firmato lo scorso 7 maggio un Accordo di programma con l’azienda, ha dichiarato di non conoscere ancora i dettagli del piano industriale.
«È una situazione paradossale — sottolinea —. In quell’accordo dovrebbero esserci le informazioni fondamentali su operatività e sviluppo occupazionale. Eppure, oggi ci è stato detto che nulla è stato comunicato. Considerando che la Regione ha investito 300 milioni di euro nel progetto ST, ci saremmo aspettati maggiore trasparenza e un coinvolgimento più attivo. Vogliamo sapere quali garanzie intende mettere in campo per blindare questo investimento e tutelare i lavoratori catanesi».
Il segretario della UGL punta anche il dito contro l’assenza dell’azienda all’incontro:
«Per la seconda volta consecutiva STMicroelectronics ha scelto di non presentarsi. Una mancanza grave, soprattutto se si considera che in Lombardia ha partecipato regolarmente a tavoli simili. Anche oggi, inoltre, mancavano figure istituzionali di primo piano come il presidente Schifani e l’assessore Tamajo, rappresentato solo dal suo vicario. Un segnale di disattenzione che non possiamo ignorare».
Infine, Mazzeo lancia un appello forte alla politica regionale:
«Abbiamo chiesto con forza che la Regione non ci lasci soli in questa battaglia per il futuro dello stabilimento di Catania. Ci è stato assicurato il sostegno delle istituzioni, ma adesso servono atti concreti, non più dichiarazioni di intenti. Il destino di centinaia di lavoratori non può restare appeso all’incertezza».


