Catania ( venerdì, 9 gennaio 2026)– L’attività dell’Etna prosegue senza cambiamenti rilevanti. Secondo quanto riferito dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Etneo, è ancora in atto una limitata emissione di lava dalle bocche eruttive apertesi il primo gennaio nell’area alta della Valle del Bove.
di Marika Ballarò
Nel corso della notte, le telecamere di monitoraggio situate a Monte Cagliato hanno registrato bagliori persistenti in corrispondenza delle zone eruttive. Le verifiche effettuate questa mattina dai tecnici dell’Ingv hanno confermato la presenza di colate laviche attive in quota, in particolare nell’area di Monte Simone.
Il flusso più avanzato si arresta attualmente a poche decine di metri al di sotto dei 1900 metri di altitudine, mentre un secondo ramo, disposto più a est, si mantiene poco sotto quota 2000 metri. Le porzioni più basse del campo lavico, che includono i fronti delle settimane precedenti, risultano invece immobili e in fase di raffreddamento.
Durante le osservazioni sul terreno non sono stati percepiti rumori esplosivi dai crateri sommitali. È stato però rilevato un intenso rilascio di gas dai crateri di Sud-Est, Nord-Est e dalla Voragine.
Per quanto riguarda l’attività sismica, dalla sera precedente il tremore vulcanico mostra valori compresi tra medio e basso. Le sorgenti del tremore risultano localizzate nell’area del Cratere di Nord-Est, a una profondità stimata tra 300 e 700 metri sopra il livello del mare.
Le condizioni meteorologiche sfavorevoli non hanno consentito un’analisi affidabile dei segnali infrasonici, rendendo difficile la valutazione del numero degli eventi e della loro provenienza.
Sul piano delle deformazioni del suolo, lo strumento strainmeter Druv ha registrato dal 7 gennaio una rapida fase di compressione di circa 20 nanostrain, seguita da una graduale decompressione. Attualmente si osserva un andamento oscillatorio, con alternanza di lievi compressioni e decompressioni, coerente con quanto rilevato anche dal clinometro Ecp. Nessuna anomalia significativa emerge invece dai dati della rete Gnss ad alta frequenza.
Nel complesso, spiegano i ricercatori dell’Ingv, la situazione rimane sotto costante controllo e non mostra, allo stato attuale, segnali che facciano presagire un’evoluzione verso fasi eruttive più energiche.
Last modified: Gennaio 11, 2026

