Catania ( domenica, 25 gennaio 2026)– La Regione Siciliana mette mano alla regolamentazione dell’attività libero-professionale intramuraria dei medici con l’obiettivo di rendere il sistema sanitario più bilanciato, chiaro e rispondente alle esigenze dei cittadini. A spiegarne le finalità è il presidente della Regione Renato Schifani, intervenendo sul decreto che ridefinisce i volumi delle prestazioni e il rapporto tra sanità pubblica e attività privata svolta all’interno delle strutture ospedaliere.
di Marika Ballarò
«Vogliamo potenziare l’offerta in regime pubblico, correggere squilibri consolidati nel tempo e assicurare un accesso alle cure più equo – sottolinea Schifani –. La riduzione delle liste d’attesa è una priorità e stiamo lavorando affinché non si ripetano situazioni che appesantiscono il sistema e penalizzano chi attende una prestazione sanitaria».
Il provvedimento, firmato dall’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni, aggiorna una normativa che non veniva rivista da oltre un decennio e introduce regole più stringenti per l’organizzazione dell’attività intramuraria nelle aziende e negli enti del Servizio sanitario regionale. Le prestazioni libero-professionali dovranno essere proporzionate al reale fabbisogno e coerenti con l’attività svolta in regime istituzionale. In concreto, le direzioni aziendali saranno chiamate a stabilire, per ciascuna struttura e per ogni dirigente medico, i volumi minimi di attività pubblica, che costituiranno anche il tetto massimo per l’attività in intramoenia.
L’attività privata non potrà quindi eccedere né per quantità né per impegno orario quella svolta nel servizio pubblico e dovrà essere effettuata esclusivamente al di fuori dell’orario di lavoro ordinario. «Si tratta di un intervento articolato – evidenzia Faraoni – ma indispensabile per incrementare le prestazioni istituzionali, rafforzare la trasparenza e garantire un accesso più semplice e giusto alle cure, nel pieno rispetto del principio di equità».
Last modified: Gennaio 28, 2026

